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mostre a modo
INAUGURAZIONE: Domenica 17 gennaio 2010, ore 19,00

MUSCLES

personale di Luca Domeneghetti


fino al 6 marzo 010

Amo molto i collages. L’ho riscoperto anche adesso osservando le opere di l. domeneghetti, che alcuni chiamano anche Frank e altri, ancora, Moser: anche nel nome un collage! Lavori intriganti, quasi educatamente, forzuti. Irrompono nella nostra comune percezione della realtà squassandone luoghi comuni e fondamenti apparenti. Raccontano storie nuove, inquietano, approfondiscono. Elementi conosciuti, immagini d'uso comune, ritagli di stampa si appoggiano alla realtà che li ha prodotti e trovano vita nuova, nuova forza narrativa. I collages, tra le arti visive sono, forse, quanto di più vicino, dal punto di vista della realizzazione tecnica si possa avvicinare alla poesia. Una poesia, qualunqu'essa sia, da Omero a Ginsberg, per essere necessita d’un grande Artista e delle parole di tutti i giorni, di una matita (anche di una piccola, una di quelle dell'Ikea?) e un pezzo di carta. Al collage serve poco più: un paio di forbici (non obbligatorie, ma utili) e un po' di colla. Se c’è l’Artista c’è l’Opera e qui le opere ci sono. Fanno emergere con forza dal quotidiano qualcosa che ne altera la nostra abitudine percettiva e lo rende diverso. Ci obbligano a fare i conti con un differente punto di vista. L’Artista sembra volerci dire che quel punto di vista può/deve essere anche il nostro, se vogliamo capire. Linguaggio serio, ma senza sdegnare l’ironia: un divertirsi legato più alla lievità della Pop Art di Hamilton che alla volontà destrutturante di Dada. Un modo, comunque forte, di affrontare il mondo e affrontare sè stesso. A maggior ragione potente nell’era di Photoshop che sembra poter permettere a chiunque di costruire nuove, verosimiglianti, ma solo virtuali realtà accessorie di cui illudersi. Mouse e tastini per mondi sterilizzati là, dentro il monitor. Vuoi mettere il gusto di raccontare il nostro vero mondo tra l'odor della Coccoina e le pellicine del Vinavil che ti si secca sulle dita?
Umberto Zampini

Un piccolo formato di stampa che irride e c’irride al suo cospetto. L’ inalterabile esperienza fatta nel quotidiano, vissuta a stretto contatto con quanto c’è di meglio nelle cianfrusaglie da cronaca vera, riflessa ogni giorno su schermi piani, a trasmissione in etere, dove si miscela di tutto, dove l’intero evento cult-urale viene tritato e smorzato in differenziazioni di piani temporali, avanti, indietro, di nuovo avanti, fino ad arrivare a mettere in pausa l’atemporalità che è il nostro presente multimediale. Stop. Anno zero, si riprende dall’inizio, carta, penna, colla, forbici, cornici di scarto ritirate a lucido, inizia il gioco del saper discendente. Ed ecco una lettera dell’alfabeto, ed ecco un volto apparire sullo sfondo, forse un po’ in tralice, ma sempre di espressione si tratta, basta saper osservare, basta proporsi nella giusta posizione, nel giusto assemblaggio, nel giusto disordine delle cose, per ritrovarvi il senso. E così, spingendosi al limite dello zapping da cartapesta, da passacaglia in fuga, da sposa messa in nudo/a nudo, l. domeneghetti, si sforza di appendere le fila di un suo discorso interiore, narrandoci per vivisezione, ed a essere vivisezionata, non è altro che il cadavere squisito della monade che è l’arte con la A maiuscola. Lo spunto per questa operazione, si tratti di un riferimento alto o basso poco importa, quello che più importa è la scelta del mezzo, dell’espediente per ottenere questa sdrammatizzazione necessaria , tutto è lecito e ben accetto, se il fine in cui ci imbattiamo scardina, riesce a smuovere l’atrofizzata comprensione della confusa nebulosa sociale, da cui siamo circondati.
Lorenzo Radi

Luca Domeneghetti, nato nel 1985, cresce tra il Veneto e l’Alto Adige. Artista visivo e musicista, vive e lavora a Bologna.

 
 
 
 

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