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Paolo Angeli ::: Tessuti :::

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recensione di Marco Sgrignoli da http://www.ondarock.it

Tessuti a grana grossa, ispidi, scabri. Trame che sono l'impressione ruvida, rapida, di un bozzetto chitarristico all'ocra rossa o il fine arabesco di note rigogliose, agili, precise. Il tocco dei polpastrelli rivela storie sfiorate, la corsa della mano nel telaio, giochi d'inseguimento arrampicati sulle corde di metallo, di nylon, di juta.

Paolo Angeli suona un catafalco tutto intarsiato, incordato, che ricorda solo lontanamente la chitarra che un tempo doveva essere. Armato di archetto lo imbraccia come un violoncello, ne estrae strofinii da ghironda incandescenti, spigolosi, materici.
Diviso tra originali, cover dell'evidente mentore Fred Frith e Bjork, "Tessuti" è la sua terza uscita per la prestigiosa ReR di Chris Cutler.

Pezzi di non facile interpretazione, quelli scelti, che sembrerebbero portarsi dietro indissolubilmente la personalità degli autori. Angeli riesce nella coraggiosa impresa di farli propri senza stravolgerli, incarnandoli nel suo suono terroso e avvolgente. Non si avverte discontinuità, tra la sua "La Pianta del Piede" (cineserie sospese, intagli, cicalii svuotati), l'aksak Frithiano in odore di Turchia "Ahead In The Sand" ("Speechless", 1981) e una "Unravel" cristallizzata in un paesaggio luci e silenzi a un passo dai Sigur Ros.
I brani sono dilatati, trasfigurati in una bolla di addensamenti/rarefazioni pulviscolari, rievocazioni atemporali, melodie sgualcite come ci si aspetterebbe da un disco scricchiolante di Hala Strana che si aprono in commoventi illuminazioni Starless/Godspeed You! Black Emperor. I tramestii di carabattole alla Frith creano atmosfere e spazi tangibili, le note strutture leggere di balsa, passi di danza che svaniscono in mille rivoli e diramazioni.

Particolarmente notevoli le sei tracce originali, le più incentrate sull'utilizzo "informale", Baileyano della chitarra sarda preparata di Angeli. Tra la meditabonda "Mezzo Passo" e i clangori scalcinati di "Danza di un Fermaciuffi", spicca la title track "Tessuti", breve inciso di "ballo tondo" che chiude il cerchio e porta alla Sardegna dei Tanit e di "Sonos 'e Memoria".

Con quest'album maturo, sentito e profondamente umile, Paolo Angeli dà prova di grande classe e talento, partendo da temi di altri, mutandoli in materia grezza e riforgiandoli in qualcosa di metafisico, assolutamente personale, emozionante e assieme rispettoso, per il quale forse vale la pena di scomodare la parola "capolavoro".

 

 

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