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dall'otto luglio
Santarcangelo festival 41

Da quando ho iniziato a pensare al festival, la figura dell’attore è stata l’immagine-guida di ogni mia indagine: l’attore come emblema concreto del fare-disfare-rifare, l’attore che chiama in causa lo spettatore, senza il quale non si dà teatro. Ora scheletro e misura della scena, ora punto di crisi, stonatura, margine, l’attore è per me parola-baratro, con il rigore anarchico della sua voce: un ”venir fuori”, il manifestarsi dell’essere nel suo pudore, nella sua indecifrabile sessualità. L’attore elude le smanie di novità e, da esperto delle emozioni, sa trascinarci nella profondità della psiche.
Non parliamo di tradizione e di avanguardia, che sono agli occhi dei più categorie inservibili. Non parliamo di peso, l’attore non ha nessun peso nella carnevalata dei media. Mi colpisce al contrario il suo essere d’aria, il suo cavalcare sfrontato e leggero. Nell’antica Grecia gli attori venivano chiamati “tecnici di Dioniso”: la “tecnica” era insieme arte e conoscenza, tale parola indicava l’atto creativo e costitutivo del teatro.
Ora ho finalmente davanti agli occhi la mappa di questa edizione del festival: non è stato per me un itinerario concettuale, semmai un peregrinare tortuoso, un farmi attraversare da lampi di teatro, con l’intenzione di ideare e accompagnare piccole brecce suggerite dagli artisti o agli artisti, un’opera, una riflessione, una ricerca in fieri. La natura di Santarcangelo 2011 è “corale”, e non solo per i tanti cori che avvolgeranno lo spazio urbano, orizzonte politico di quella comunità cui il teatro allude dalle origini: corale è il modo stesso in cui ha preso forma l’intero disegno, nel dialogo assiduo che ho tenuto con gli artisti in questi anni. E nello stesso tempo il festival svela anche una chiara natura “verticale”: ai cori si alterneranno le monadi, le figure-mondo di artisti il cui lavoro solitario ci interroga prepotente. Una verticalità resa evidente dal suo snodarsi dai teatri alle piazze, ai balconi, ai giardini, agli anfratti, abitati da attrici-cantanti e musicisti, fino al “muezzin” della poesia che ogni sera, dal punto più alto della città, la torre civica, canterà al crepuscolo i suoi “grazie” in versi.

Ermanna Montanari

per il programma
http://www.santarcangelofestival.com/index.asp

 

 

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